Category Archives: Permacultura

AiutiAmo l’Africa – un’idea.

Ho un’idea su come utilizzare gli immigrati che arrivano a migliaia, soprattutto gli africani.

Come premessa, vanno sottratti alle grinfie delle organizzazioni varie che danno loro 2 euro al giorno, intascandosi la differenza milionaria creando miserabili da un lato, criminali ricchissimi dall’altro. Questo è pacifico.
I delinquenti riconosciuti paghino e contribuiscano al bene comune: ai lavori forzati, insomma, insieme a giornalisti mendaci, politici corrotti, teppisti di varie fogge e fenotipi; pacifico anche questo.

Per la stragrande maggioranza di giovanotti di belle speranze, e fisici robusti, e tante donne africane, esseri per lo più meravigliosi, proporrei questa strada.

Li avvierei a una conoscenza diretta di quelle che sono le tecniche per l’avvio del nuovo paradigma: agricoltura sostenibile, gestione delle acque, delle fonti, dei pozzi, dei deserti, selezione agriculturale, costruzione di serre e barriere , innovazione tecnologica, permacultura, autoproduzione- da quella artigianale a quella ad alta tecnologia con stampanti 3D. Scuola, educazione, lingua e storia italiana, storia dell’arte, grafica, comunicazione.

Creiamo nuovi cittadini evoluti e pronti per esser più che utili al mondo che verrà. Che DEVE venire.

Daremmo un mare di lavoro a insegnanti di permacutura, esperti di energia, di fotovoltaico, di acqua, di un sacco di materie. Abbiamo una marea di tecnici a spasso, investiamo dove serve: sul futuro del pianeta.

Quando saranno pronti, esperti e consapevoli decideranno loro se tornare in Africa e aiutarla a risollevarsi, a passare direttamente al benessere sostenibile, al nuovo luminoso paradigma o applicare le loro competenze qui, nella loro nuova patria.
Il mondo avrà bisogno di loro sia la che qua: avranno l’imbarazzo della scelta.

Una delle idee più malsane del capitalismo è vedere le persone come costi, come problemi.

Le persone non sono un costo, sono capolavori unici e irripetibili di consapevolezza e in senso comunitario possono essere, SONO, delle risorse eccezionali.
L’Europa colmerebbe così, tra l’altro, l’enorme, spaventoso debito contratto con l’Africa, da sempre bistrattata, schiavizzata, uccisa , depredata, ferita.

Compito della politica, e di ogni persona di buona volontà, è fare si che si verifichino le condizioni affinché ciò sia possibile, sia realizzabile, duraturo e splendente.

Acqua

foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
Acqua.Dovremmo esigere che l’edilizia si adegui fin da subito, con imposizione sul nuovo, e con sgravi sugli adattamenti ristrutturali affinché ogni condominio, ogni casa, abbia una considerevole riserva d’acqua recuperata dalle piovane, diciamo 3 metri cubi ad abitante.
Con quella, e SOLO con quella si alimenti il circuito che porti l’acqua ai bagni.
La potabile sia collegata solo alla cucina.
Dalla cucina poi, tramite un filtro semplicissimo, cioè un pozzetto a caduta o al limite un secondo pozzetto con filtro, ri-alimenti poi i bagni.
Solo da questi si vada in scarico.
In campagna dallo scarico si può fitodepurare e irrigare l’orto.

Con questi accorgimenti si ottengono enormi risparmi del consumo di acqua, abbassamenti notevoli dell’acqua in uscita dalla fogne quando ci sono gli acquazzoni, aumento delle coscienza diffusa in merito a questo bene preziosissimo e una riduzione grande dell’uso scriteriato di detersivi, candeggine e veleni vari.

Dovremmo esigere investimenti cospicui negli acquedotti che oggi perdono dal 40 al 50% dell’acqua portata.
Via i privati dalla gestione dell’acqua e ristrutturazioni programmate di tutta la rete idrica nazionale.

Dovremmo esigere una pianificazione attenta della gestione dei corsi d’acqua: da ricettacolo di veleni a dispensatori di vita.

Dovremmo esigere una relazione parlamentare seria, cogente, obbligatoria e sotto giuramento che spieghi chi irrori nei cieli e cosa, quando, con che permessi, che studi epidemiologici sono stati fatti a riguardo. Che studi geoingegneristici sono stati approvati da chi e quando.
Nel frattempo il BLOCCO immediato e totale di ogni permesso di irrorazione nei cieli; da ogni fonte.

L’acqua è’ vita.

Il 99% delle nostre cellule sono acqua.

Serve sapere altro ?

Avete una idea migliore ?

Avete una idea migliore ?

Esistono le multinazionali, siano esse del denaro,
intente a farcelo mancare,
della farmaceutica, intente a farci ammalare,
delle armi, produttrici di guerre,
delle sementi, fautrici di sterilità,
di menzogna, si son comprate i media.
Per renderle inoffensive c’è solo un modo:
non comprare più da loro.
Autoproducendoci tutto.
Dobbiamo rimanere piccoli, ma diventare tantissimi.
Non ci vedranno, non capiranno.
– Sono già morti.
Noi invece vogliamo la vita.

Una vita di fiori, di fatica felice, di comunità, di orti, di scienza applicata, di scambi locali, di qualità, di silenzi e di risate, di paese, di bellezza, di amore, di libri, di legno, di profumi, di musica, di rapporti, di vecchi e di bambini, di verdure e animaletti, di alberi, di invenzioni, di attrezzi e conserve, di piantine che germogliano, di calli, di freddo e di caldo, di acqua e camino, di vino, di piccoli progetti e grandi risa, di salute e abbracci.

Insomma, il piano è questo:
Da un lato produrremo cibo in quantità, ci autoprodurremo l’energia, organizzeremo comunità libere.
Il tutto gestito, insieme a ogni altra competenza, bisogno, lavoro, necessità, scambio, con un’economia basata su buoni di rete.
Cioè crediti che ognuno può acquisire fornendo la sua opera, dal muratore al giardiniere, dal tenere i bambini all’accompagno, dalle lezioni di inglese al mettere le guaine sul tetto.
Per il quarto, e forse primo, bisogno, cioè il senso di comunità e di solidarietà, noi, oltre a divertirci, non lasceremo indietro nessuno.

Questo è sicuro.
Questo è il nostro dovere.
Vogliamo questo e faremo questo.

Avete un’idea migliore?

www.resilienze.info

Il mondo è grosso

Il mondo va veloce. — Ed è grosso.

Sapete quanto ci mette a fermarsi una petroliera ?

– Otto kilometri.

Il mondo è più grande e più rapido.

Quando si va veloci e si è grossi, bisogna guardar lontano.
A trecento all’ora vedere un ostacolo a 80 metri serve a poco, pochi secondi e l’hai preso.

Lo stesso dicasi per la “visione” che un movimento, una nazione, una comunità, ma anche una persona, devono avere.

La particolarissima unione di vivere il presente e guardare a concetti apparentemente lontani, a un futuro così lontano che neanche ne potrai mai fruire, questo credo sia il segreto.

Goditi il presente e pensa al futuro di chi verrà.

Pianta ulivi e, dopo averli abbracciati, immaginali centenari.

Molto semplice.

Gli alberi comunicano

foto di Francesco Neri.
I Biologi dicono che gli alberi sono esseri sociali.
Sanno contare, imparare e ricordare.
Si prendono cura dei membri ammalati, si avvisano l’un l’altro dei pericoli mandando segnali elettrici tramite una rete fungina e, per ragioni sconosciute, tengono in vita per secoli antichi ceppi, come compagni di lunga data, mandando loro soluzioni alimentari tramite le radici.

Ultimo avviso

foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
Il mondo così come lo conosciamo, sta andando a scatafascio.

Il mondo dei megacontainer, del petrolio, di cento guerre, sopratutto il mondo dei figli che stanno meglio dei genitori, e molto meglio dei nonni.

La crisi, cosi la chiamano, non è passeggera, siamo passeggeri noi di un pianeta che “non ci vuole più” e ne ha tutte le ragioni.

La crisi, cosi la chiamano, ha portato suicidi, pensieri, negatività, povertà, mortalità, malattia.

Ecco. Malattia.

La società era già malata, ora i sintomi si sono fatti manifesti.

Finchè un miliardo di persone, NOI, consumavano il 70% di tutto, e inquinavano per il 90%, a noi andava bene. Ma la malattia, cioè noi, era già presente.

La crisi, così la chiamano, non è il disastro, è l’allarme.

Senza la crisi, se fosse andato tutto bene, se avessimo ancora tutti il lavoro,e un pò di migliaia di euro, anche per il mare d’inverno e la settimana bianchissima, non ce ne fregherebbe un cazzo del pianeta, di Sumatra e neanche del Glifosato.
Ma sarebbe stato un disastro lo stesso: Un miliardo di pazzi il pianeta poteva sopportarlo per cento anni, e forse più. Con l’entrata nel gioco di Cina e India, duemiliardi e mezzo in un colpo, nel novero dei pazzi che pretendono auto, frigo, tv, smart, condizionatore, lavatrice, a volte in triplice copia, il pianeta non ha altra soluzione che liberarsi di noi. E lo farà.

Gli alberi, all’apice della catena verde, che esiste da un miliardo di anni, che raffigurata linearmente sarebbe, poniamo, un kilometro, resteranno a guardare, probabilmente sollevati.
Noi siamo comparsi duecentomila anni fa, che sulla scala sarebbero 20 centimetri, siamo coinvolti nell’industria pesante da due secoli, che in questa metrica sarebbero 2 decimillesimi di millimetro.

In questo tempo molecolare abbiamo distrutto OGNI cosa che abbiamo toccato, razionalizzato. Convinti di essere la punta di diamante, l’apice dell’evoluzione ancora facciamo fatica a capire che siamo una particella del tutto, che nella sua boria spasmodica, distrugge tutto ciò che l’ha generata e che la sostenta.

Spariremo.

La crisi, così la chiamano, anche se ordita da pochi ai danni di tutti, può essere la nostra salvezza.

E’ forse l’ultimo avviso.

Ci dice, per l’ultima volta che o capiremo di essere parte di un tutto, padroni di niente.
Figli della terra, non i suoi padroni.

O spariremo.

Tutto ciò che ci serve c’è già. Basta fare poco. Modificare poco, in punta di piedi, senza spostare montagne, tagliare alberi, bucare terre e mari, senza creare i mezzi per parlare col mondo ma senza aver nulla da dire, senza distruggere l’essenziale, per fabbricare il superfluo.

Tutto ciò che c’è, c’era un miliardo anni prima della comparsa del primo uomo, e ci sarà per altri miliardi, dopo la scomparsa dell’ultimo.

Siamo quì per osservare, dare del nostro meglio, amare, e poi tornare da dove siam venuti.

La crisi, così la chiamano, ha sicuramente uno scopo.

Questo.

E’ l’Ultimo avviso.