Category Archives: Permacultura

Ci siamo messi a zappare

Tutto è nato da conferenze sulle moneta,
di cui la gente al 99% non sa nulla.

Dopo molto, abbiamo trovato la soluzione.
Ci siamo messi a zappare.
Siamo matti ?
Il salto logico è grosso, in effetti.
Ma la scelta è molto, molto ponderata.

I nostri nemici non sono la Merkel, Renzi, Draghi, Prodi, D’Alema, la Gruber, Olly Rehn, Junker. ecc.ecc. Questi sono gli scagnozzi, senza potere proprio, senza nulla, figure di una recita, spesso ben fatta: sono bravi attori.

Il nostro nemico è il grandissimo capitale.
Le multinazionali, siano esse
del denaro, intente a farcelo mancare,
della farmaceutica, intente a farci ammalare,
delle armi, produttrici di guerre,
delle sementi, fautrici di sterilità,
di menzogna, si son comprate i media
ecc.ecc.

Dobbiamo agire dove non se l’aspettano, dove fa loro male.

Non comprando più da loro.
Autoproducendo tutto.

Loro hanno i cannoni, ma non sono attrezzate per i moscerini.

Dobbiamo rimanere piccoli, ma diventare tantissimi.
Non ci vedranno, non capiranno.
Sono già morti.

Noi invece vogliamo la vita.
Una vita di fiori, di fatica felice, di comunità, di orti, di scienza applicata, di scambi locali, di qualità, di silenzi e di risate, di paese, di bellezza, di amore, di libri, di legno, di profumi, di musica, di rapporti, di vecchi e di bambini, di verdure e animaletti, di alberi, di invenzioni, di attrezzi e conserve, di piantine che germogliano, di calli, di freddo e di caldo, di acqua e camino, di vino, di piccoli progetti e grandi risa, di salute e abbracci.

Vogliamo questo e faremo questo.

Avete un’idea migliore ?

TTiP

TTiP – Trattato di commercio transatlantico.
—— Cioè tra Unione Europea e Stati Uniti.

E’ in via di approvazione.
I parlamentari Europei stanno per firmarlo ma per legge è segreto: non possono leggerlo !

Eliminerà i dazi e SOPRATUTTO le regole del commercio tra europa e Stati Uniti.
Cosa vuol dire ?
Che le Multinazionali Americane, che lo stanno scrivendo, uccideranno tutti i produttori europei.

Da noi, per esempio, vige il codice di precauzione: cioè un prodotto si può mettere in commercio solo dopo che si è dimostrato innoquo. In America lo si mette in commercio e lo si ritira solo dopo che qualcuno ha dimostrato che fa danni.

– Questo varrà per il pollo al cloro, per gli organismo modificati geneticamente, per moltissime sostanze chimiche, per le centrali nucleari.
I referendum saranno carta per i pacchi….

Una volta approvato, se, per esempio, l’Italia varerà una legge contro la soia transgenica, la ditta che la produce potrà fare causa direttamente all’Italia.
L’italia, o una regione, un comune, (come la Francia, la Spagna, la Catalogna, ecc.ecc) non potrà fare una legge, un decreto, un regolamento contro quel tal prodotto, contro quel veleno….
La ditta che lo produce ci farebbe causa.

Presso quale tribunale ?

Segreto. Nominato da loro…..

Auguri.

Se passa questo trattato siamo spacciati………

I vostri figli vivranno in un mondo di veleni, perchè quel giorno eravate distratti…..
magari c’era la partita….

Orto

ll più grosso cambiamento che possiamo realizzare è passare dal consumo alla produzione, anche in una piccola scala, nel nostro orto.
Se lo facesse anche solo il 10% di noi, ce ne sarebbe per tutti.
Da quì la futilità dei rivoluzionari che non hanno un orto, che dipendono totalmente dal sistema che attaccano, e che producono parole e pallottole, invece di cibo e abitazioni.

Bill Mollison

Resilienze

Tutto è nato da conferenze sulle moneta, di cui la gente al 99% non sa nulla.

Dopo molto, abbiamo trovato la soluzione.

Ci siamo messi a zappare.

Siamo matti?

Il salto logico è grosso, in effetti. Ma la scelta è molto, molto ponderata.

I nostri nemici non sono la Merkel, Renzi, Draghi, Prodi, D’Alema, la Gruber, Olly Rehn, Junker. ecc. Questi sono gli scagnozzi, senza potere proprio, senza nulla, figure di una recita, spesso ben fatta: sono bravi attori. Il nostro nemico è il grandissimo capitale.

Le multinazionali, siano esse del denaro, intente a farcelo mancare,

della farmaceutica, intente a farci ammalare,

delle armi, produttrici di guerre,

delle sementi, fautrici di sterilità,

di menzogna, si son comprate i media.

Dobbiamo agire dove non se l’aspettano, dove fa loro male.

Non comprando più da loro.

Autoproducendo il più possibile. Loro hanno i cannoni, ma non sono attrezzate per i moscerini. Dobbiamo rimanere piccoli, ma diventare tantissimi. Non ci vedranno, non capiranno. Sono già morti.

Noi invece vogliamo la vita.

Una vita di fiori, di fatica felice, di comunità, di orti, di scienza applicata, di scambi locali, di qualità, di silenzi e di risate, di paese, di bellezza, di amore, di libri, di legno, di profumi, di musica, di rapporti, di vecchi e di bambini, di verdure e animaletti, di alberi, di invenzioni, di attrezzi e conserve, di piantine che germogliano, di calli, di freddo e di caldo, di acqua e camino, di vino, di piccoli progetti e grandi risa, di salute e abbracci. Insomma, il piano è questo:

— Da un lato produrremo cibo in quantità, e in questa direzione le scadenze sono dettate dai tempi dell’agricoltura, quindi semenzai, serre, preparazione terreni, piantinai,ecc.ecc.

— L’energia, il calore, è il secondo dei bisogni primari: facciamo e insegniamo a produrre stufe con pochissimi soldi, efficienti ed economicissime da gestire. Presto studieremo nuove tecnologie nel campo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica: c’è molta gente che non può più permettersi energia da fonti fossili. Neanche il pianeta può ancora per molto.

— Il tutto gestito, insieme a ogni altra competenza, bisogno, lavoro, necessità, scambio, con un’economia basata su buoni di rete. Cioè crediti che ognuno può acquisire fornendo la sua opera: dall’idraulico alle uova, dal muratore al giardiniere, dal tenere i bambini all’accompagno, dalle lezioni di inglese al mettere le guaine sul tetto. Faremo degli errori all’inizio, molte cose le facciamo per la prima volta, ma le competenze ci sono.

— Per il quarto, e forse primo, bisogno, cioè il senso di comunità e di solidarietà, noi, oltre a divertirci, non lasceremo indietro nessuno. Questo è sicuro. Questo è il nostro dovere. Vogliamo questo e faremo questo.

Avete un’idea migliore?

Perchè abbiamo scelto la Permacultura come metodo per la Rivoluzione.

« Le strategie “dal basso verso l’alto” più rilevanti partono
dall’individuo e si sviluppano attraverso l’esempio e l’emulazione fino
a generare cambiamenti di massa.  La permacultura – per quanto
complementare a molti approcci “dall’alto verso il basso” all’interno

del movimento ambientalista – non ha come obiettivo principale quello di
far pressione su governo e istituzioni per cambiare la politica, ma
quello di permettere a individui, famiglie e comunità locali di
accentuare la loro autosufficienza e autoregolazione.
Tale approccio si basa sulla consapevolezza che una parte della società
è pronta, disponibile e in grado, sostanzialmente , questo è ancora più
significativo – di cambiare il proprio comportamento, se crede che ciò
sia possibile e rilevante.
> Questa minoranza socialmente ed ecologicamente motivata rappresenta la
chiave di volta di un cambiamento su larga scala. » (David Holmgren)

Nell’agricoltura intensiva delle grandi pianure americane e canadesi,
per ogni caloria prodotta , se ne consumano venti, tra mietitrebbie,
camion, treni, navi e concimi a base petrolifera. Sembra lecito supporre
che col petrolio in fase calante in quanto a riserve, e con prezzi prima
o poi in impennata, questo sistema porterà a gravissime crisi
alimentari. Il sistema non è PERMAnente.
Il termine “permacultura” deriva dall’inglese permaculture, una
contrazione sia di permanent agriculture sia di permanent culture dal
momento che, secondo il coniatore del termine Bill Mollison: “una
cultura non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile
ed un’etica dell’uso della terra. Il nostro assunto è che se altri
posseggono ciò che ti serve per vivere, posseggono te, e la tua libertà
è tale solo in apparenza. Quindi stiamo divulgando in parte , ma
sopratutto operando, affinche il nostro territorio torni ad essere
Resiliente, attraverso la Permacultura. Cioè in grado di adattarsi
positivamente ai traumi che il moderno svluppo sta inducendo, ottenendo
ciò tramite l’autoproduzione di ciò che occorre alla nostra comunità.
Partendo dal cibo ma estendendo presto le nostre attività all’energia,
alla cultura, alla scuola.
A tutto ciò che occorre a una vita felice e armoniosa.

Ricostruendo soprattutto il senso di comunità, senza il quale l’uomo è
indifeso. E proprio agli indifesi e ai deboli va il nostro PRIMO
pensiero. La lotta di uomini contro uomini per prevalere, per la
ricchezza e per beni materiali in eccesso non ci interessa: siamo
convinti porti a esiti nefasti e non ci siano vincitori.

Armonia e equilibrio pensiamo siano strattamente legati.

In una visione d’insieme, prima o poi, gli altri siamo noi.

Resilienze – Come siamo nati.

Tutto è nato da conferenze sulle moneta, di cui la gente al 99% non sa nulla.
Dopo molto, abbiamo trovato la soluzione.
Ci siamo messi a zappare.Siamo matti ?

Il salto logico è grosso, in effetti.
Ma la scelta è molto, molto ponderata.

I nostri nemici non sono la Merkel, Renzi, Draghi, Prodi, D’Alema, la Gruber, Olly Rehn, Junker. ecc.ecc. Questi sono gli scagnozzi, senza potere proprio, senza nulla, figure di una recita, spesso ben fatta: sono bravi attori.

Il nostro nemico è il grandissimo capitale.
Le multinazionali, siano esse
del denaro, intente a farcelo mancare,
della farmaceutica, intente a farci ammalare,
delle armi, produttrici di guerre,
delle sementi, fautrici di sterilità,
di menzogna, si son comprate i media
ecc.ecc.

Dobbiamo agire dove non se l’aspettano, dove fa loro male.

Non comprando più da loro.
Autoproducendo tutto.

Loro hanno i cannoni, ma non sono attrezzate per i moscerini.

Dobbiamo rimanere piccoli, ma diventare tantissimi.
Non ci vedranno, non capiranno.
Sono già morti.

Noi invece vogliamo la vita.
Una vita di fiori, di fatica felice, di comunità, di orti, di scienza applicata, di scambi locali, di qualità, di silenzi e di risate, di paese, di bellezza, di amore, di libri, di legno, di profumi, di musica, di rapporti, di vecchi e di bambini, di verdure e animaletti, di alberi, di invenzioni, di attrezzi e conserve, di piantine che germogliano, di calli, di freddo e di caldo, di acqua e camino, di vino, di piccoli progetti e grandi risa, di salute e abbracci.

Vogliamo questo e faremo questo.

Avete un’idea migliore ?

www.resilienze.info

Abbiamo un piano.

Insomma, il piano è questo:
— Da un lato produrremo cibo in quantità, e in questa direzione le scadenze sono dettate dai tempi dell’agricoltura, quindi semenzai, serre, preparazione terreni, piantinai,ecc.ecc.
— L’energia, il calore, è il secondo dei bisogni primari: facciamo e insegnamo a produrre stufe con pochissimi soldi, efficienti ed economicissime da gestire: c’è molta gente che non può più permettersi i fossili.
Neanche il pianeta può ancora per molto.
— Il tutto gestito a breve, insieme a ogni altra competenza, bisogno, lavoro, necessità, scambio, con buoni di rete. Cioè crediti che ognuno può acquisire fornendo la sua opera: dall’idraulico alle uova, dal muratore al giardiniere, dal tenere i bambini all’accompagno, dalle lezioni di inglese al mettere le guaine sul tetto.
Faremo degli errori all’inizio, molte cose le facciamo per la prima volta, ma le competenze ci sono.
— Per il terzo, e forse primo, bisogno, cioè il senso di comunità e di solidarietà, noi , oltre a divertirci, non lasceremo indietro nessuno.
Questo è sicuro.
Questo è il nostro dovere.

Resilienze.info

Il cibo

Attualmente il cibo che consumiamo è prodotto chissà dove.
Lontano.
La frutta ci arriva tutta, tutto l’anno, dai tropici, dall’Africa, dal Sudamerica, dall’Asia.
Le farine per la pasta e il pane dalle pianure canadesi, americane.
Il cibo trascorre mesi e mesi in nave, sui treni, poi sui camion.
Le noci e la frutta secca dall’Africa.
Addirittura i pomodori e le conserve dalla Cina.
Non ci arriva fresco, non ci arriva buono, ma se non dovesse arrivare saremmo subito in un bel guaio.
Abbiamo disimparato a procurarci quello che ci serve, e ora dipendiamo dai capricci del prezzo del petrolio pur non essendo macchine.
Siamo ingranaggi terminali di un meccanismo di cui non controlliamo nulla, ma subiamo tutto.
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Aumentare la Resilienza di un territorio, di una comunità.
Cioè la sua capacità di resistere e adattarsi positivamente ai cambiamenti in corso.
La comunità:
Quindi iniziando dal cibo, la si vorrebbe piano piano rendere sempre meno dipendente dalla normale distribuzione di questa componente essenziale alla sopravvivenza.

Quindi conferenze e laboratori per la produzione di cibo sul territorio: orti sinergici, semenzai, studi per ulteriori implementazioni della produzione di cibo.

Stiamo frabbricando serre e semenzai, prendendo terreni in comodato d’uso, sia per gli ortaggi che per i cereali: ci faremo il pane e la pasta da soli con grani antichi, a bassa resa, ma salutari e buonissimi.

Per i membri dell’associazione, per i vicini, per chi ha bisogno.

www.resilienze.info