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Monthly Archives January 2014

Mi sbagliavo.

“Mi sbagliavo”.
Non lo si sente molto spesso.
Abbiamo tutti una remora atavica ad ammettere di aver sbagliato. Tutti.

Io pensavo , all’inizio,che l’euro fosse una cosa buona. Moneta in comune con economie più sane di paesi meno corrotti, di democrazie più collaudate: perche no ?
Mi sbagliavo.
Pensavo che Berlusconi fosse l’unico, vero, grande problema di una democrazia scivolata in videocrazia:
Mi sbagliavo.
Pensavo che la dirigenza del PD fosse in fin dei conti composta da brava gente, in lotta contro uno più furbo e ricco di loro:
Mi sbagliavo.
Pensavo che Vendola, fosse un onesto intellettuale, sensibile più della norma in quanto gay, e prezioso per la democrazia:
Mi sbagliavo.
Pensavo che il privato, comunque più efficiente, avrebbe operato sempre e comunque meglio del pubblico, anche nei macrosistemi:
Mi sbagliavo.
Pensavo che accorgersi di essersi sbagliati, riconoscerlo ed ammetterlo fosse una cosa giusta, da farsi.
Lo penso ancora.




Solo l’avidità riesce ad unirci ?

Ogni italiano ha molto ben presenti le cose che lo distinguono dagli altri. Molto meno le cose che lo rendono simile agli altri. Anzi. Se domandate “tu sei come gli altri ?” la prenderà come in offesa. Quindi metter d’accordo un certo numero di persone, renderle solidali, è difficile ovunque.
In italia rasenta il proibitivo.
Ci vuole uno sforzo titanico, prolungato nel tempo; una abnegazione totale.
Quindi ?
Purtroppo vedo in questa componente la base di una delle iatture peggiori che ci attanaglia.
Una difficoltà così forte, una salita cosī impervia,mi viene il dubbio riesca a salirla solo chi è animato da una spinta atavica, primordiale, animale : l’avidità.
Vorrei non fosse così , ma mi viene il dubbio che questa sia la causa, profonda, radicata, forse inamovibile, del perché al potere c’è il peggio della società.
In cima ci arriva solo l’avido psicopatico.
L’unico, con la forza del suo autismo, in grado di sopportare l’eccezionale forza centrifuga e discriminante e personalistica, e individualistica, dell’uomo italico.
L’unico capace di muovere le montagne per il solo, stupido, insignificante fine dell’interesse personale che è subito disponibile e più forte nell’uomo rispetto a quella spinta che tutti dovremmo avere verso il bene comune.



Non c’è solo l’economia.

Messaggio ai miei amici superesperti di economia e critici col movimento.
Le auto blu non sono il problema, neanche i costi della casta, neanche le ruberie, i vitalizi, le megapensioni, i lussi, gli stenografi sceicchi.
Lo so.
Come importi non sono lì i risparmi che potrebbero salvarci e non è nascosta lì la spada che vuole trafiggerci.
Ma vi racconto una storiella:
L’unica volta che l’intelligenza andò al potere, nell’allora cecoslovacchia, con vazlav havel, e un gruppo di intellettuali di carta 77, la prima cosa che fece havel, fu di far pitturare tutte le zigulì , le auto del potere, che erano solite uscire, nere, con vetri neri, dal castello di Praga, di tenui colori pastello, e lui tutti i giorni pranzava da solo, in una trattoria di mala strana, il quartiere sotto il castello.
Il ministro per la cultura fu Milos Forman e il console per gli Stati Uniti Frank Zappa.
Era la cosa più “urgente” da fare ? No.
Fece la cosa migliore ? Secondo me si.
La gente capì in un baleno: la paura era finita.



Il default

Il default. È impossibile che uno Stato con moneta sovrana possa
essere costretto al default. Questo perché essendo egli il detentore della propria moneta, ha capacità illimitata di onorare il suo debito puntuale e sempre. I mercati non possono mai in questo caso aggredire l’economia dello Stato.
Detta in altra maniera: quando voi portate un Titolo del Tesoro all’incasso. C’è su scritto 1000 lire, mettiamo. Lo stato cancella quel valore, e scrive 1000 lire sul vostro conto. La banca centrale, in pratica, è un foglio elettronico.
Quelle mille lire vengono spostate di colonna.
L’ipotesi che lo stato finisca i soldi, è assurda.
E’ come uno scrittore che smette di scrivere perchè ha finito le consonanti.



Il debito pubblico

Tenetevi forte. DEBITO PUBBLICO
D. Il debito ‘pubblico’ non è il debito dei cittadini.
Lo Stato non è una famiglia.
Il governo di uno Stato con moneta sovrana spende accreditando conti correnti, o emettendo titoli che costituiscono, fra le altre funzioni, il risparmio degli acquirenti. Quindi, non dovendo lo Stato prendere in prestito dai privati prima di spendere, è chiaro che il debito (la spesa) dello Stato con moneta sovrana è precisamente l’attivo dei cittadini (settore non-governativo). Non è mai il debito di cittadini, delle aziende o dei nostri figli/nipoti. La regola secondo cui un buono Stato deve spendere come una brava famiglia è falsa e dannosa. Questo Stato si indebita solo con se stesso, il suo debito è solo una figura contabile denominata nel denaro che esso crea dal nulla. La famiglia, al contrario, non può inventare il suo denaro, e ha ben altri limiti di spesa.
Il debito pubblico, in altre parole, è tutto il denaro che lo stato ha emesso e che non ha ritirato con le tasse. Si chiama debito dello stato, è la RICCHEZZA DEL PRIVATO. Alla lira. Spaccata. E’ matematico.

Quando mettono le tasse e vi levano i soldi per pagare il debito pubblico fanno pò come il signor Trevi….quello che vendeva la fontana.