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Monthly Archives March 2015

Abbiamo mentito

Abbiamo mentito.
A scuola, sul lavoro, a nostra moglie, marito, ai nostri figli.
Sopratutto a noi stessi.
Per interesse, per paura, per vanagloria, per egoismo.
Abbiamo mentito per decenni.
Siamo menzogna-dipendenti.
Renzi ci da la nostra razione quotidiana.
La nostra droga.
La menzogna.



Non ci troverete

Non ci troverete
Quando cercherete un piccolo panettiere, non lo troverete.
Un calzolaio, o un piccolo artigiano a cui chiedere un favore.
Non lo troverete.
Vorrete una torta, un mobile su misura, l’aggiustamento di una persiana, o un consiglio su un nuovo elettrodomestico che duri qualche anno, non lo avrete.
Non è una richiesta,  e neanche una protesta.
Non è una rivendicazione politica e neanche una minaccia.Non ci troverete.Vorrete un negoziante con cui consigliarvi per un trapano, un chiodo o una vernice.
Vorrete saper come usare un oggetto o quale flauto è meglio per vostro figlio.
Vorrete una pasticceria come una volta, o la pasta fatta in casa.

Un formaggio vero.
Un piccolo bar, un caffè come si deve.

Non ci troverete.

Vorrete riparare un vecchio lume, o rifare il tessuto.
Vorrete aggiustare un triciclo a cui siete affezionati, o il seggiolone.
Vorrete un consiglio su un pavimento, un dottore che ascolti le vostre paure.

Non ci troverete.

Non ci saremo più.

Spazzati via da grandissimi centri commerciali dove altri poveretti sottopagati a tutto saranno attenti tranne che a voi.
Che non sapranno nulla di quello che chiederete loro.
Centri commerciali illuminatissimi in città buie.
Circondati da lunghe sequele di negozi chiusi in vie un pò sporche e poco sicure.

Forse allora chiederete aiuto, forse vorrete trovare un amico, una luce, un consiglio, una bettola, una chiacchiera, una comunità.

Sarà tardi.

Non ci troverete.

Alcune cose vanno fatte per tempo.
Il tempo di un risveglio e di un ritorno alla comunità, all’impegno e alla lotta è arrivato.

E’ ora.

Se aspetterete,

Non ci troverete.




Abbiamo un piano.

Insomma, il piano è questo:
— Da un lato produrremo cibo in quantità, e in questa direzione le scadenze sono dettate dai tempi dell’agricoltura, quindi semenzai, serre, preparazione terreni, piantinai,ecc.ecc.
— L’energia, il calore, è il secondo dei bisogni primari: facciamo e insegnamo a produrre stufe con pochissimi soldi, efficienti ed economicissime da gestire: c’è molta gente che non può più permettersi i fossili.
Neanche il pianeta può ancora per molto.
— Il tutto gestito a breve, insieme a ogni altra competenza, bisogno, lavoro, necessità, scambio, con buoni di rete. Cioè crediti che ognuno può acquisire fornendo la sua opera: dall’idraulico alle uova, dal muratore al giardiniere, dal tenere i bambini all’accompagno, dalle lezioni di inglese al mettere le guaine sul tetto.
Faremo degli errori all’inizio, molte cose le facciamo per la prima volta, ma le competenze ci sono.
— Per il terzo, e forse primo, bisogno, cioè il senso di comunità e di solidarietà, noi , oltre a divertirci, non lasceremo indietro nessuno.
Questo è sicuro.
Questo è il nostro dovere.

Resilienze.info




“Non sono io”

E quando si suicida un imprenditore, un falegname o un cassintegrato ?
Eh,che brutto, vabbè.
Poi si suicida un benzinaio.
Mica faccio il benzinaio io.
Poi operai stanno su una piattaforma due mesi.
Noi no.
Una bambina muore perchè non trova un letto in ospedale.
Non è la nostra.
Portano va la casa a uno con bambini.
Non siamo noi.
E quando saremo noi ?

Tranquilli.
Ci sarà qualcun’altro che dirà: “non sono io”.




Il cibo

Attualmente il cibo che consumiamo è prodotto chissà dove.
Lontano.
La frutta ci arriva tutta, tutto l’anno, dai tropici, dall’Africa, dal Sudamerica, dall’Asia.
Le farine per la pasta e il pane dalle pianure canadesi, americane.
Il cibo trascorre mesi e mesi in nave, sui treni, poi sui camion.
Le noci e la frutta secca dall’Africa.
Addirittura i pomodori e le conserve dalla Cina.
Non ci arriva fresco, non ci arriva buono, ma se non dovesse arrivare saremmo subito in un bel guaio.
Abbiamo disimparato a procurarci quello che ci serve, e ora dipendiamo dai capricci del prezzo del petrolio pur non essendo macchine.
Siamo ingranaggi terminali di un meccanismo di cui non controlliamo nulla, ma subiamo tutto.
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Aumentare la Resilienza di un territorio, di una comunità.
Cioè la sua capacità di resistere e adattarsi positivamente ai cambiamenti in corso.
La comunità:
Quindi iniziando dal cibo, la si vorrebbe piano piano rendere sempre meno dipendente dalla normale distribuzione di questa componente essenziale alla sopravvivenza.

Quindi conferenze e laboratori per la produzione di cibo sul territorio: orti sinergici, semenzai, studi per ulteriori implementazioni della produzione di cibo.

Stiamo frabbricando serre e semenzai, prendendo terreni in comodato d’uso, sia per gli ortaggi che per i cereali: ci faremo il pane e la pasta da soli con grani antichi, a bassa resa, ma salutari e buonissimi.

Per i membri dell’associazione, per i vicini, per chi ha bisogno.

www.resilienze.info