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Monthly Archives April 2017

“Your camera, sir”

foto di Francesco Neri.
Una storia che mi è successa.
New Delhi. Agosto 1994.Sono in giro con degli amici nel casino che è Nuova Delhi.

Chi non è stato in India non ha viaggiato.

Prendo un taxi. Scendo, stanco, frastornato lascio sul sedile la Nikon con tutti gli obiettivi.
Entro in albergo, vicino a Connaght Place , chiedo il conto, lascio quell’albergo per un albergo in un altra zona della città.
Ci andiamo in Risciò.
Scopro di non avere più la borsa fotografica.
Mi incazzo un pò, ma che devo fare ?

Mi rassegno……
—————————————-—————————————--
Due giorni dopo, all’uscita dell’Hotel mi corre incontro un taxista trafelato con in mano la mia borsa Nikon. Quando mi vede è raggiante, anche se visibilmente provato.
Parlottiamo concitati: “I was looking for you in the last two days” mi confessa.
Due giorni mi ha cercato. New Delhi ha 13 milioni di abitanti e duemila alberghi.

Mi ha trovato, cavolo !

Non so come ringraziarlo. Gli offro una ricompensa.

La sua testa oscilla impazzita, radiosa, in un sontuoso diniego.

“Almeno i due giorni che hai perso a cercarmi ? “.
Le oscillazioni della testa aumentano.
“You happy, me happy” con la mano sul cuore, e quel piccolo grande uomo se ne va.

Tutto quì.




Dublino

foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
Dublino 2006.
La città con la più alta percentuale di scriittori eccelsi, in proporzione alla popolazione, credo.
Samuel Beckett, Oscar Wilde, George Bernard Shaw, James Joice, Jonathan Swift….

Gli irlandesi sono giocherelloni veri.

Prendiamo una casetta nella piazza dove abitava Oscar Wilde, il mito. Ogni volta che chiedi qualcosa, giocano.
Ti prendono un pò in giro; sempre.
Le serata a Temple Bar sono memorabili.
C’è la partita di rugby Galles -Eire- La sera stessa siamo a cena, a vedere danze irlandesi con Gallesi e Irlandesi.
Il giorno dopo andiamo alla Guiness.
Al ritorno sparisce il servizio autobus, ci sono disordini in città: un sacco di vetrine rotte.

Dubliners….




Siamo energia

Siamo energia.

conferenza sull’ Energia. 30 Aprile 15,30 > 18,30
presso Agriselva -
all’interno della bellissima Selva di Paliano (Fr)

Introduce e modera: Francesco Neri, fondatore di Resilienze.

relatori :

Marco Profili esperto e produttore di mini aerogeneratori: minipale eoliche.

Sergio Ferraris giornalista scientifico, direttore di “QualeEnergia” . Parlerà di : Energia dal basso. Rinnovabili ed efficienza in comunità per le comunità.

Dario Tamburrano Membro della commissione energia del parlamento Europeo e membro dello Stoa: “Science and Technology Options Assessment”
- Gli elettrodomestici del futuro, etichette, loro automazione al consumo intelligente, mentre i cittadini diventeranno Prosumers.

Francesco Neri : Energia in senso lato e comunità.

Invece cambio idea e poarlo del cuore.    E faccio questo discorso qui.

http://francesconeri.altervista.org/?p=1007

Chiude.




Ogigia

foto di Francesco Neri.
Chi ha, o ha avuto, animali, fa e dice delle cose , io credo, incomprensibili a coloro cui fu preclusa questa gioia.Questa quì sotto è Ogigia.

E io la amo.
Altri termini sarebbero falsati da un pudore fuor di luogo.

Arrivò una mattina di 13 anni fa. Si accasò. ci provò con Orfeo (che nel tempo diventò Peo Pelotto…) ma egli, castrato, non si rivelò interessato. Era una gattina piccola e carina.

Ogigia ci fece negli anni, con accuratezza e intelligenza da mamma perfetta svariate cucciolate di splendidi gatti rossi: bellissimi: sempre 4, a volte cinque.
A marzo era incinta, tutti gli anni, spariva , veniva , mangiava come un boscaiolo canadese, e rispariva.
Ogni mio pedinamento per vedere i ” sorcetti” era infruttuoso. solo una volta li intuii sotto un pallet in cantina.

E sempre, a maggio, una mattina, vedevo, inaspettati , 4 o 5 marmocchietti giocare in giardino: erano pronti:
Me li aveva portati.
Quattro rossi e una tricolorina, di solito.
La felicità.

Le sue figlie fecero gattini, che diventarono gattoni…persi il conto.

E ora, che son passati anni, la sera viene a mangiare, e mi emoziono.

Si. sarò imbecille. Sono innamorato di una gatta BELLISSIMA.
Una creatura soprannaturale che mi degna delle sue visite.

Grazie Ogigia.

(le ho dato dei resti buonissimi, e si sta leccando i baffi…..)




USA e getta

15 aprile 2017 14:34

foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.

L’Economia mondiale è la più alta espressione del crimine organizzato.

Gli Usa, di conseguenza, sono “Cosa nostra” con 2 miliardi di dollari al giorno per i “soldati” invece di qualche migliaia.

La Mafia Sicula, aveva gli “informatori”, gli Usa hanno la Cia.
Cosa nostra ti brucia il negozio, gli Usa bruciano nazioni.

Si potrebbe continuare in questa poco gioiosa allegoria, ma ci siam capiti.

Che fare ?

Non è uno scherzo.

Credo che l’unica sia fare……nulla.

Nulla che li avvantaggi.
Non comprare più niente da loro.
Giornali, riviste, abbonamenti, cibo immondizia, bevande letali, sigarette, automobili, manufatti.
Niente ai supermercati, da Amazon, da Ikea, Carrefour, Ebay, niente marchi, profumi e detersivi.
Carte di credito, carte di debito, azioni, trading…
Investimenti, playstation….
Basta cazzate.

Poche cose, buone, utili davvero, fatte con amore da qualcuno che conosciamo, quì vicino.
Qualcuno che poi magari si compra qualcosa fatto da noi.
Magari riusciamo a organizzare uno scambio.

Organizziamoci.
E’ la salvezza ed è pure divertente.
Darà i suoi frutti pieni domani, ma ne ricaveremo benefici anche oggi.
Quì e ora.
———————————

L’unica è non pagare il pizzo.




Bogoria

foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
L’Africa e le sue paure….. inverno 86Ci sono stato la prima volta l’estate, ci torno subito appena posso, fine dicembre e gennaio.
Con un amico.
Prendiamo una Toyota Corolla, la suzukina l’estate mi ha sbriciolato le vertebre sulle buche Keniote, tanto, ho visto, se piove ci vogliono i cingoli, il 4×4 serve a poco.,
Via.
Andiamo negli stessi posti dove sono stato in Estate.
Naivasha, lago bello poi su.
Nakuru, una meraviglia, poi avevo letto del lago Bogoria che non ha i 500.000 fenicotteri rosa del Nakuru, ma due milioni: andiamo.
Ci perdiamo. E’ buio.
12 ore di macchina, in strade sconosciute, fino a una selva, poi una lago: sarà il Bogoria, deduco….
Montiamo la tenda. Non trovo i picchetti, li fabbrico.
Facciamo il fuoco, Antonino timorosissimo, in pratica sta dentro il fuoco….
Abbiamo rimediato due cocciolate e le spiacicoliamo sul chapati: meglio di niente.
A qualche centinaia di metri abbiamo notato una paio di land rover camper, un piccolo accampamento, inglesi, credo.Io vado un pò in giro, in mezzo a ficus giganteschi, a raccoglier rametti, finhè, da dietro un albero, un ruggito.
Raggelo e piano piano, camminando all’indietro, senza dar le spalle al buio, torno al fuoco: i rametti sono sufficienti, decido !
Antonino, per darsi coraggio canta Michelle , da cani, con la mia chitarra: viene minacciato seriamente e desiste: non posso concepire di esser arrivato fino a Bogoria per sentire una capra storpiare un capolavoro….e sovrapporsi ai mille suoni di quel bosco nerissimo.

Alla fine ci infiliamo in tenda: io vorrei lasciar aperto, solo la zanzarierina, lui è ferreo: vabbè.

Dopo un pò stiamo per addormentarci, qualche rumore un pò troppo vicino, un rametto, un respiro: siamo vigili, allertati. Arrivano ancora più vicino……sono parecchi…
Poi indietreggiano. Spariscono. Boh.

Stiamo per addormentarci: un macello.
Dall’accampamento degli “inglesi” viene un rumore incredibile.
Urla agghiaccianti, strepiti, fischi, ruggiti, grugniti (oh, ho finito i verbi, di tutto e di più, ) emessi da moltissimi esseri non identificati. Nessun umano, nessuna parola o grida umana: dieci minuti di inferno a un volume incredibile.
Poi il silenzio.

Come stai in tenda, al buio, in un bosco, così ?

Voi non ci crederete, ma a me non me ne fregava nulla: forse sono matto ma credo che l’ottimismo sia barriera invalicabile.
Mi sentivo benvoluto, in armonia.

Riproviamo a dormire…un pò ci vuole però.
Cazzo, stavo per dormire: un rametto, vicino.
Occhi aperti. Un altro rumore, ma di la. Un ansimare, vicino, respiri, presenze, le senti, respiri, tantissimi, tutti attorno, destra, sinistra SOPRA….vicinissimi…
di colpo: l’inferno.

Una tale massa di grida, strepiti, grugniti, latrati, ringhii, sbuffi, urla, fischi, vicini, a mezzo metro da noi ma proprio da ogni direzione, una quantità enorme di…..non so, sta facendo un casino come mai nella vita, in Africa, al buio, che li potrei toccare, appena dietro la sottilissima tenda….

Non si resiste: battiti e adrenalina ci stanno schizzando fuori dal naso: Antonino (è vero, succede) ha proprio i capelli dritti, in verticale. Sotto l’abbronzatura, è bianco.

Decido una sortita: Decido e impongo la decisione ad Antonino, è l’unica.
Prendo la torcia, spalanco la tenda, e esco urlando come un pazzo, vaffanculo, mi sgolo, a manetta, sventolando la torcia.

Un pazzesco rumore di fronde di mille animali che scappano. Faccio il “velo” ad Antonino che raggiunge la Toyota, la apre, si infila.
Io torno indietro, chiudo bene la tenda. Con passo calmo, torno alla Toyota, apro, mi seggo, e, sbattuto lo sportello, ci addormentiano quasi subito.

P.S.
Non abbiamo mai capito se era il lago Bogoria.
Erano un paio di centinaia di Babbuini, grando imitatori di voci animali, molto territoriali e quindi incazzati, quelli erano alberi “loro” e comunque animali molto potenti: un paio di loro attaccano anche un leopardo, o quantomeno possono difendersi molto bene fino ad ucciderlo.
La mattina:
Gli inglesi erano spariti.
Il lago erano molto vulcanico: sulle rive bolliva e ci ho fatto il caffè.




Jasalmer

foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
Dopo Jodhpur, andiamo nel deserto, a Jasalmer.
La macchina ha la marmitta che passa…..ovunque, il pianale è buono per cuocerci le salsicce. Il sole è ossidrico.

Jasalmer compare nel deserto, la città gialla (Jaipur è la città rosa, Jodhpur la città blu).
La citta vecchia, la rocca, è bellissima, facciamo romantici e andiamo a stare lì.
Non c’è però l’acqua, lo striminzito canale di scolo sotto le finestre ci spinge a cambiare però dopo una notte non profumatissima.

E’ comunque bellissima.

Il giorno dopo siamo invece nella città (vabbè) bassa.
Fame e sete sono notevoli.
Vediamo la scritta Pizza. Ci escono gli occhi.

Il gestore è orgoglioso. Ordiniamo pizza e un Hamburger.
…………..che ingenui.

LA pizza è un disco di ghiacco dove su ci ha messo dell’origano che gli è arrivato dalla Germania. L’hamburger un pezzo di cadavere di pollo morto nel cretaceo.
Avrei mangiato anche del legno, o del sughero ma quello no, è troppo.
Siamo tristissimi. Niente, non mangiamo niente.
Una bibita, la perenne Limca, ci salva almeno dalla sete.

Partiamo per il deserto del Thar, oasi di Sam.
Prendiamo da li i cammelli. Noi al trotto, Maria, entusiasta , al galoppo: si abraderà completamente e starà in ginocchio, senza potersi sedere, per giorni……io bevo del latte di una capra dei gitani rahajasthani, che vivono nelle capanne…..un bel rischio, ma la TBC mi evita….




Avete una idea migliore ?

Avete una idea migliore ?

Esistono le multinazionali, siano esse del denaro,
intente a farcelo mancare,
della farmaceutica, intente a farci ammalare,
delle armi, produttrici di guerre,
delle sementi, fautrici di sterilità,
di menzogna, si son comprate i media.
Per renderle inoffensive c’è solo un modo:
non comprare più da loro.
Autoproducendoci tutto.
Dobbiamo rimanere piccoli, ma diventare tantissimi.
Non ci vedranno, non capiranno.
– Sono già morti.
Noi invece vogliamo la vita.

Una vita di fiori, di fatica felice, di comunità, di orti, di scienza applicata, di scambi locali, di qualità, di silenzi e di risate, di paese, di bellezza, di amore, di libri, di legno, di profumi, di musica, di rapporti, di vecchi e di bambini, di verdure e animaletti, di alberi, di invenzioni, di attrezzi e conserve, di piantine che germogliano, di calli, di freddo e di caldo, di acqua e camino, di vino, di piccoli progetti e grandi risa, di salute e abbracci.

Insomma, il piano è questo:
Da un lato produrremo cibo in quantità, ci autoprodurremo l’energia, organizzeremo comunità libere.
Il tutto gestito, insieme a ogni altra competenza, bisogno, lavoro, necessità, scambio, con un’economia basata su buoni di rete.
Cioè crediti che ognuno può acquisire fornendo la sua opera, dal muratore al giardiniere, dal tenere i bambini all’accompagno, dalle lezioni di inglese al mettere le guaine sul tetto.
Per il quarto, e forse primo, bisogno, cioè il senso di comunità e di solidarietà, noi, oltre a divertirci, non lasceremo indietro nessuno.

Questo è sicuro.
Questo è il nostro dovere.
Vogliamo questo e faremo questo.

Avete un’idea migliore?

www.resilienze.info




Pushkar

foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
Siamo a Puskar, seconda città santa dell’India, dopo Varanasi.
Bellissima. Affacciata su un lago, sacro anch’esso, immagino.

Andiamo a pranzo in un localino molto carino: vegetariano come tutti.
Una lunga fila di bellissimi recipienti in argento, con sotto una fiammella per tener caldo,compongono il ricco buffet.
Tante cose buonissime, saporitissime: panir tikka, chapati, nan, dal, dosa, curry vari…

Dopo un pò comincia a piovere.
Alle gocce manca il manico, per il resto sono secchi.

Dopo un pò si allaga tutto. Alziamo le gambe, poi saliamo sulle sedie, poi sul tavolo, anche li l’acqua alla fine ci arriva alle caviglie……
Ridiamo. Che dobbiamo fare ?

Il mio amico Claudio, mi confessa: “A francè, mo te lo devo dì, quando mi raccontavi dell’India, a volte ho pensato che me stavi a raccontà un pò de cazzate, invece……, quello che me dicevi, era niente……”.

Dopo un pò l’acqua defluisce un pò, scendiamo dal tavolo, camminiamo nel fango.

C’è un tramonto bellissimo sul lago sacro.

E noi lo ammiriamo attoniti.

Una meraviglia.