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Monthly Archives May 2017

A cena sul Tevere

foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
Roma

Passeggiata sull’argine e poi a cena sul barcone di un amico che vive lì da 27 anni: fantastico; soverchiato dal bello e dall’atemporalità del luogo, dal suo esser in centro ma assolutamente “fuori”, credevo di essere al massimo, poi il giro in barca, di notte, fino all’isola Tiberina….

Non ho parole.




Amazonas

foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
Una storia che mi è successa – Amazzonia

Siamo scesi dalle Ande, ci siamo infilati nella giungla amazzonica, e siamo arrivati con bus, camion e jeeppette varie fin dove finiscono le strade. Mesahuallì.
Siamo sul rio Tiputinì. affluente del rio Negro.
Stiamo qualche giorno in una capanna, divertente; spartana è termine spesso abusato.
Quì no.
Però si sta bene. l’Atmosfera è eccezionalmente amichevole, gli indio sono angioletti, e la sera si suona la chitarra e si canta. Cioè, io lo faccio una volta sola, poi sento come cantan loro e smetto: un pathos e una dinamica vocale inarrivabili.
Organizziamo infine con altri viaggiatori arrivati alla fine delle strade, un attraversamento della giungla in canoa, poi a piedi, poi zattera. Siamo due italiani, due tedeschi, due olandesi, un francese, una guida, due portatori, un pò di cibo. Ognuno il suo zaino, grossetto.
Si prevede di metterci una decina di giorni.
Partiamo. Due ore di canoa a motore, e veniamo lasciati ben lontani. Proseguiamo a piedi…ci becca subito un acquazzone a secchiate. Il fiume che stiamo bordeggiando ingrossa un pò, siamo nel fango fino al ginocchio, la guida , Sombra, si guarda attorno spaesato: si è perso.

Mi metto a ridere. Giungla, piove, il fiume si ingrossa siam partiti da neanche tre ore e la guida non sa dove andare: annamo bene !!

Poi, si raccapezza, e dopo due o tre ore di cammino arriviamo alla nostra prima metà.
Sombra si premura subito di ragguagliarci sulle ragnatele che sono ovunque: tana di tarantole.
Le narrazioni serali tra di noi “viaggiatori” sono molto evolute, io pensavo di essere un viaggiatore, poi sento Jean Marie, di Parigi, che è in giro da tre anni, viene dall’antartide via chile, paraguay, patagonia dove è arrivato attraversando il pacifico in barca a vela via isole marchese….ecc.ecc. In confronto noi siamo in gita domenicale ….Io sembro un incursore, lui invece è in amazzonia in infradito, una flemma da lord inglese, coltissimo, ex pilota di caccia, è in pensione anticipata per un incidente e gira il mondo, sempre.

Sombra invece ci elenca le maniere in cui l’Anaconda uccide le sue vittime: l’ipnosi degli occhi di fuoco, l’alito narcotico, le spire possenti: secondo me ci gode….
La prima notte passa tranquilla. In realtà come anche quelle che seguiranno…non così i giorni.
Due o tre giorni di marcia e bellissime notti in riva al fiume, sotto architetture semplicissime ma funzionali, in pratica steli di palma lunghi 5 o 6 metri piantati ad arco nella sabbia in testa e in coda come le centine di una serra, dove c’è fissato un telo di nylon e un nylon per terra: punto. Tra l’arco di nylon anti pioggia e il terreno ci sarà un metro dove guardiamo la luna sul fiume, sentiamo gli uccelli, ci raccontiamo storie di altri viaggi, ci facciamo indovinelli, e dopo 6/10 ore di marcia, ti appisoli volentieri: bellissimo.

Dopo due o tre giorni arriviamo a un fiume grandino. E ci mettiamo a costruire due zattere, tagliando alberi di tre tipi diversi. Balsa grande, balsa piccola e paudiferro. “Balsa” vuol dire zattera ma anche un legno leggerissimo, se asciutto. I due grandi tronchi ai lati, i piccoli come piano, i pioli di paudiferro come cavicchi per una architettura che non avrei mai immaginato: geniale, resistente ed elastica.

Vi farò un disegnetto. A parole è impossibile.

Ci mettiamo una mattinata a fare due zattere, una grande per noi, una piccola con rialzo per gli zaini, con dentro tutto ciò che non si deve bagnare. Tutta la tecnica e la sapienza è degli indio: noi non avremo avuto idea. Siamo morsi da una infinità di pestilenziali, piccoli ma fastidiosissimi insettti: arenillas. Molto molesti, ma sembrano punture piccole.

Partiamo. La guida delle zattere è affidata a delle lunghe pertiche che toccando il fondo del fiume, o le pareti a strabiombo a volte, ci permetteono di indirizzare la zattera. Una bella fatica.

Il flusso è scarso. Ha piovuto poco sulle Ande; quando si allarga diventa bassissimo e la zattera si arena pigramente sulla ghiaia. Dobbiamo scendere e, a piedi nudi sulla ghiaia, sollevarla e cercare di farla camminare: pesa come un furgone. La balsa è leggera quando asciutta, impregnata d’acqua pesa come quast’ultima e la zattera sarà 5 metri per 4. Una bestia.

Il secondo giorno (credo) decidiamo di levare i due tronchi gorssi ai lati, con 40 centimetri di diametro, appesantiscono troppo la balsa. via i tronconi. Poi la notte piove a dirotto e ci ritroviamo con una balsa piccola e leggera su un fiume in piena, che ora invece corre….molto… vabbè.

Ora la zattera va veloce e volte le pertiche non toccano il fondo, e comunque la forza non basta e la zattera va un pò dove vuole, siamo a mollo dalla mattina alla sera e in leggera ipotermìa. Sbatti di qua, sbatti di la, la zattera si sbrindella un pò e ci fermiamo a ritenderla. Un lavoro di squadra: i due pali trasversali sono persorsi da funi che si sono allentate, vanno ritese. Oh, issa, oh issa, si stacca un palo e con una forza indicibile si solleva di colpo colpendo al volto domingo, uno dei due portatori: lo colpisce dal basso, all’arcata sopraccigliare. Vedo distintamente i piedi di Domingo sollevarsi e il poveretto si accascia dopo un volo di qualche metro in un una pozza di sangue; se l’avesse preso sul naso da sotto, l’avrebbe ucciso sul colpo: un colpo formidabile.

Ci penso io !

Io non millanto, non lo faccio mai, ma quella volta l’ho fatto alla grande.

Autonominatomi dottore del gruppo, mi ricordo che per un caso strano della vita ho, nel bagaglio sull’altra zattera, un corposo kit medico con proprio quello che fa al caso. Suture meccaniche in caso di ferite profonde, placche all’interferone per abrasioni. Il kit anti serpenti, bussola, ami e esche, fiammiferi antivento, invece li l’ho con me, nelle tasche laterali dei pantaloni.

Nuoto controcorrente per una mezz’oretta: l’altra zattera era indietro.

Nuotare controccorrente trascinandomi una persona che lascia una scia di sangue, in un fiume Amazzonica dove si presuppone possano esserci piranha e affini, mi da un certo brivido….

Raggiungiamo l’altra zattera. La facciamo accostare.

Prendo lo zaino ed estraggo il necessario: leggo”disinfectant”. Bene. Faccio sdraiare Domingo.
Dalla boccetta esce, sulla ferita, una bolla di shampoo : “cazzo”. Era shampoo disinfettante. Ora la faccia di domingo è un miscuglio di sangue e bolle di sapone.
“Quema ?” ( brucia ? domando) – Si – “Perfetto” – “Tiene che quemar”. Io, con l’aria del dottore che non ha mai fatto altro nella vita che curare feriti sul bordo del fiume.
Non è facile. Ho delle striscette adesive ed elastiche che, poste trasversali a una ferita, la costringono a star chiusa, suturandola, ma…. è tutto bagnato, insaponato, non attaccano per nulla e poi, trasversale, vuol dire sull’occhio: è l’osso dell’arcata ad essere completamente esposto. Lo faccio sciacquare, poi asciugo come posso, con l’avambraccio… ci metto un pò.

Poi riesco a mettere le striscette in obliquo, che chiudano la ferita ma passino ai lati dell’occhio. Alla fine la ferita è chiusa anche se la faccia di Domingo è tumefatta per il gran colpo subito. Mettiamo la zatterina in acqua e raggiungiamo infine l’altra zattera e tutti gli altri, è sera.

Si riparte. La navigazione è divertentissima e un pò avventurosa; anche se siamo sempre a mollo, almeno con piedi e sedere. Spesso siamo costretti a buttarci tutti in acqua quando la zattera va verso le sponde dove alberi sporgenti o rocce ci verrebbero in faccia. Nuotando, la recuperiamo un pò più a valle: divertente davvero.

Forse il giorno seguente ancora, mentre stiamo andando forte, la zattera si accosta molto a delle rocce laterali. con le pertiche si cerca di tener distanza ma ci vuole molta forza e l’appoggio sui trochi bagnati non è saldissimo: domingo, sempre lui, scivola e gli rimane il piede tra la zattera, che ricordo pesa come un’automobile, e si prende una pelata clamorosa.
Si vede chiaramente, completamente a nudo, l’osso a palla del malleolo.
Zac. Cosa ho io nello zaino, se non delle placche, costosissime, sperimentali, a base di interferone, prototipi Johnson& Johnson che poi non verranno mai commercializzati, atte a proteggere abrasioni profonde e ricreare tessuto ?
La piazzo sul malleolo a vista di Domingo, e via così. Dopo qualche giorno a Mesahuallì, sarà grande la sorpresa di tutti nel vedere il tessuto perfettamente ricresciuto sul malleolo di Domingo. Efficacia strepitosa della medicina avanzata.

Dopo l’ultima tappa in zattera, la abbandoniamo e una lunga marcia, questa volta di 12 ore, ci porta a un villaggio, dove Sombra si apparta con la Reina…. e ci riposiamo. Da li passerà una zattera a motore che ci riporterà a Mesahuallì. Siamo esausti ma contenti. E’ stato entusiasmante e il gruppo era eccezionalmente interessante e coeso.

Bello.

Miriam, con me, ha piagnucolato un pò per via di un ginocchio che le faceva male, sopratutto in discesa, ma , tutto sommato si è comportata egregiamente. Molti passaggi erano su un singolo tronco, smussato, fradicio, e con lo zaino che sbilancia un pò. Sotto non c’erano strapiombi, ma tre o quattro metri e poi il fango: ma non c’è cascato nessuno….d’altronde, quando non hai scelta, vai… che altro potresti fare ?

Dopo qualche giorno a Mesahuallì a cincischiare torneremo sulle Ande, poi a Quito, e da li alle Galapagos. Le punture di arenillas non guariscono, si sono ingrandite ,molto e suppurano. Ci metto un paio delle placche magiche ma…niente.

A Puerto Ayora, Santa Cruz, Galapags, vado all’ospedale e una puntura da cavallo, della vecchia intramontabile penicillina, le stronca.

Secche in due giorni e via, in barca, ma quella è un’altra storia….




BCE

Lo sapete che la BCE crea il denaro dal nulla – click – lo da alle banche che poi ce lo prestano, accumuliamo debito e siamo costretti a vender tutto alle banche ?

Di chi è la BCE ? Delle Banche.

Se non capite neanche così, serve uno specialista…..
ma non di economia…..




Vaccini 2

Anche solo ipotizzare che una creatura meravigliosa e perfettissima come un bambino, frutto di intelligenza di cui, a esser buoni, abbiamo intravisto una parte su un milione, intelligenza che chiamiamo Natura, o Dio, possa esser migliorata con una iniezione di materiali tossici commercializzata da una associazione a delinquere di stampo mafioso di caratura mondiale come è la farmaceutica globalizzata, concreta una sfiducia nella prima e una totale fiducia nella seconda in cui faccio fatica a non scorgere i connotati della follìa o almeno della dissonanza cognitiva.




I rifiuti di Roma

"I rifiuti a Roma.<br />
Non parlerò certo di magliette gialle.</p>
<p>Facciamo un discorso serio.</p>
<p>Roma non ha nessuna possibilità di riuscire a smaltire, digerire, neutralizzare le 5000 tonnellate di rifiuti che produce ogni giorno. Impossibile. Dove le metti le metti fanno una montagna in poco tempo.<br />
Nè può pretendere che i comuni limitrofi si sobbarchino questa inondazione di immondizia, nè può pretendere che vengano sommersi dai flocculati e dai fumi cancerogeni degli inceneritori.<br />
Nè può mandarli lontano con costi che non può permettersi, ma poi , lontano dove ? </p>
<p>E allora ?</p>
<p>E allora deve produrne di meno, enormemente di meno.<br />
Un anno di tempo ai supermercati, ai negozi, alle industrie, agli ambulanti, ai ristoranti.<br />
La Plastica deve sparire.</p>
<p>Due banane con piatto di polistirolo e copertura in nylon ?<br />
Sparire. Ci sarà la banana e la buccia di banana come rifiuto. Stop.<br />
Buste di plastica come piovesse ai mercati rionali ?<br />
Sparire.<br />
Fabbriche di buste di plastica, di flaconcini, di bottigliette ?<br />
Riconvertire. Un anno di tempo.<br />
I liquidi tutti alla spina, i solidi pure.<br />
I recipienti te li porti.<br />
Non hai i soldi per cambiare tutta la filiera a base biodegradabile ? Eccoli.  Moneta locale Romana (Moloro ? Sesterzio ? Non so) autoemessa ed accettata a fronte di ogni adempimento per tutta la zona di Roma Capitale, 6,3 milioni di persone insistenti sul territorio.. Ma riconverti o chiudi.<br />
Imballaggi, logistiche, pallet ? Tutto biodegradabile o chiudi.<br />
Hai un anno.<br />
Non hai i soldi ? Mutuo allo zero. Garanzie in CCF.</p>
<p>Compostiere di municipio, o di rione, o di caseggiato. Tutto dentro. Tutto compostabile, che diventa tutto concime: il servizio giardini apprezzerà.<br />
In ogni quartiere, incentivati da cinque anni esent'tutto, centri di riciclo di ogni cosa. Con le plastiche si fanno bobine per le stampanti 3D con cui fare tutto:<br />
Trituratore, tramoggia a caldo e bobinatrice: si può fare, si può fare subito e bene. </p>
<p>I rifiuti devono diventare risorse, o non devono esistere. </p>
<p>Bisogna andare da 5000 tonnellate a 500.<br />
Poi a zero.</p>
<p>Si può fare.<br />
Si deve fare."

I rifiuti a Roma.
Non parlerò certo di magliette gialle.

Facciamo un discorso serio.

Roma non ha nessuna possibilità di riuscire a smaltire, digerire, neutralizzare le 5000 tonnellate di rifiuti che produce ogni giorno. Impossibile. Dove le metti le metti fanno una montagna in poco tempo.
Nè può pretendere che i comuni limitrofi si sobbarchino questa inondazione di immondizia, nè può pretendere che vengano sommersi dai flocculati e dai fumi cancerogeni degli inceneritori.
Nè può mandarli lontano con costi che non può permettersi, ma poi , lontano dove ?

E allora ?

E allora deve produrne di meno, enormemente di meno.
Un anno di tempo ai supermercati, ai negozi, alle industrie, agli ambulanti, ai ristoranti.
La Plastica deve sparire.

Due banane con piatto di polistirolo e copertura in nylon ?
Sparire. Ci sarà la banana e la buccia di banana come rifiuto. Stop.
Buste di plastica come piovesse ai mercati rionali ?
Sparire.
Fabbriche di buste di plastica, di flaconcini, di bottigliette ?
Riconvertire. Un anno di tempo.
I liquidi tutti alla spina, i solidi pure.
I recipienti te li porti.
Non hai i soldi per cambiare tutta la filiera a base biodegradabile ? Eccoli. Moneta locale Romana (Moloro ? Sesterzio ? Non so) autoemessa ed accettata a fronte di ogni adempimento per tutta la zona di Roma Capitale, 6,3 milioni di persone insistenti sul territorio.. Ma riconverti o chiudi.
Imballaggi, logistiche, pallet ? Tutto biodegradabile o chiudi.
Hai un anno.
Non hai i soldi ? Mutuo allo zero. Garanzie in CCF.

Compostiere di municipio, o di rione, o di caseggiato. Tutto dentro. Tutto compostabile, che diventa tutto concime: il servizio giardini apprezzerà.
In ogni quartiere, incentivati da cinque anni esent’tutto, centri di riciclo di ogni cosa. Con le plastiche si fanno bobine per le stampanti 3D con cui fare tutto:
Trituratore, tramoggia a caldo e bobinatrice: si può fare, si può fare subito e bene.

I rifiuti devono diventare risorse, o non devono esistere.

Bisogna andare da 5000 tonnellate a 500.
Poi a zero.

Si può fare.
Si deve fare.




Sovranità

foto.15 maggio 2017 17:40

foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
foto di Francesco Neri.
Sovranità monetaria è la differenza tra :
mettere tutto l’appennino a norma sismica, energetica, idrogeologica, tutto fotovoltaico,
e mendicare due soldi per tre casette e due coperte.

Sovranità monetaria è la differenza tra essere la quinta potenza mondiale ed essere una colonia della quarta.

Sovranità monetaria è la differenza tra stabilire cos’è giusto, e quali interventi fare, e far decidere grandi banche estere.

Sovranità alimentare è la differenza tra mangiare il pane e la pasta più buoni del mondo fatti con farine italiane: della Puglia, della Sicilia, della Basilicata, delle Marche e produrli invece con le farine tossiche che vengono da Canada e Ucraina piene di veleno.

Sovranità alimentare è la differenza tra i pomodori italiani, centinaia di varietà incredibilmente buone e saporite, e le salse fatte in Cina.

Sovranità energetica è la differenza tra avere tutte le case , tutte le scuole, tutti gli edifici pubblici e i capannoni industriali tutti fotovoltaici, antisismici, bellissimi e sradicare ulivi centenari per far passare un tubo che vien da lontano.

Sovranità energetica è la differenza tra stabilire le proprie bollette e dipendere da guerre lontane.

Sovranità è la differenza tra esser liberi e credere di esserlo.




Dna

Se guardo fuori dalla finestra vedo un’autostrada con molte corsie con automobili che sfrecciano. Di tanto in tanto passa un jet e il rumore fa alzare decine di uccelli. I gabbiani compiono larghi cerchi e nell’aria c’è l’odore dell’oceano, ricco di vita marina.

Tutto questo spettacolo , me compreso, è opera del DNA.

E’ stato proiettato da una molecola la cui responsabilità è dispiegare nuova vita senza mai compromettere la vita intesa nel suo insieme.
Qualcuno ha stimato che tutto il DNA di tutte le persone vissute potrebbe essere tranquillamente contenuto in una tazzina da the; d’altro canto se il DNA che se ne sta raccolto a spirale in una sola cellula potesse essere dispiegato, raggiungerebbe la lunghezza di un metro e mezzo. Ciò significa che il filo genetico contenuto nei 37.200 miliardi di cellule del corpo umano se dispiegato coprirebbe una distanza di cinquanta miliardi di miglia.
Potrebbe andare e tornare dalla Luna centomila volte.

I Veda dicevano che l’intelligenza dell’Universo si estende “dal più piccolo dei più piccoli al più grande dei più grandi” e il DNA ne è la prova fisica.

Deepak Chopra – Guarirsi da dentro.

deepak




Attalì

Il candidato pneumatico dell’oligarchia bancaria mondiale, Necron, è il figlioccio ideologico di Jacques Attalì.

Figlio di un agiato commerciante francese pied-noir di religione ebraica, ha vissuto ad Algeri fino al trasferimento della sua famiglia a Parigi nel 1956.

Ideologo, filosofo e banchiere francese.

Che la vede così:

«La riproduzione diventerà compito delle macchine, mentre la clonazione e le cellule staminali permetteranno a genitori-clienti di coltivare organi a volontà per sostituire i più difettosi. Un bambino potrà essere portato in grembo da una generazione precedente della stessa famiglia o da un donatore qualsiasi, e i figli di due coppie lesbiche nati da uno stesso donatore potranno sposarsi, dando vita a una famiglia con sole nonne e senza nonni. Molto più in là, i bambini potranno essere concepiti, portati in grembo e fatti nascere da matrici esterne, animali o artificiali, con grande vantaggio per tutti: degli uomini poiché potranno riprodursi senza affidare la nascita dei propri discendenti a rappresentanti dell’altro sesso; delle donne poiché si sbarazzeranno dei gravi del parto».

“L’eutanasia sarà praticata da macchinari appositi e sarà da incentivare quando la vita di un malato sarà diventata troppo costosa da mantenere”.




Piccole organizzazioni

Se volete aiutare, e dovreste se volete ambire alla felicità, aiutate chi conoscete. O chi non conoscete ma tramite filiere corte, gente che parte LEI e va in India o in Africa o a Castel Volturno , o a Termini con sacchi, o coi soldi o con scarpe o a portare coperte o pannelli Fv, o medicine, o stampanti 3D.

Se donate a grosse organizzazioni il minimo, ma proprio il minimo che può accadere, è che la STRAgrande maggioranza delle energie, delle risorse sia dedicato al mantenimento della struttura stessa.
Dirigenti, strutture, belle ville nel verde, compound, stipendi faraonici esent’tutto in patria, e generoso ” pocket money” nei resort di lusso da dove spesso neanche escono perchè fuori “è pericoloso”….

Di solito (visto, l’ho visto…) è così.

Per contro, ci sono migliaia , centinaia di migliaia di volontari che si fanno un mazzo così, nelle periferie di tutte le grandi città del mondo, da Bombay e Johannesbug, da Nairobi a Kampala, nelle savane, o ai bordi del deserto.

Religiosi, laici, credenti in Dio o nel karma, nell’Uomo o nell’Armonia, non importa.

Cercate un canale DIRETTO per aiutare chi aiuta.
Ma DAVVERO.

Fatelo per voi e per chi ha bisogno.