Srinagar – Leh

Una storia che mi è successa.

Siamo a Srinagar, capitale del Kashmir. 1985.
Abbiamo attraversato l’himalaya a piedi. C’erano dei pony ma servivano per i bagagli, e se qualcuno non ce la faceva più.
Come fu, infatti. Abbiamo preso un terremoto fortissimo per noi. Io ero in fila alla posta di srinagar, Silvia era sulla House boat, il nagin lake bolliva.
I kashmiri non han fatto una piega. Sotto i sei richter non si scompongono.
Dopo quindidci giorni a riposarci nel bellissimo appartamento galleggiante partiamo per il Ladack, il Tibet indiano.
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Il tragitto Delhi – Srinagar, un mese prima, si è rivelato un incubo perchè abbiamo preso un bus Luxury, che è un catorcio ma ha lo stereo.
Noi lo prendemmo per evitare di essere 4 in ogni sedile. Sottovalutammo però il fatto che stereo vuol dire un altoparlante a 15 cm dal cranio a manetta, distortissimo, con musica indiana, tutta la notte: il viaggio durò 36 ore. Avevamo i timpani nel duodeno.

Allora scegliamo per srinagar un bus economy, e che sarà mai….. tutto fuorchè lo stereo….

Arriviamo al bus che è pieno. I nostri posti ? chiediamo. “Here, here ……”
Ci viene indicato lo spazio piccolo tra l’utlima fila di sedili e il vetro posteriore. Non più di 30 centimetri. Il viaggio attraversa l’himalaya, rasenta Pakistan e Cina e arriva nell’altipiano Tibetano.
Si valica a 5.500 mt. e dura due giorni, si pernotta a Kargill.
Provo a entrare, di sbieco, quasi trasversale al senso di marcia, forse, ci si può stare… certo due giorni, è impensabile. Poi arrivano altre sette indiani che staranno lì anche loro.
Quindi ognuno di noi ha 30x30cm, circa. Cioè il sedile davanti a noi lo sorreggiamo noi con le ginocchia. Silvia piange.
L’autobus parte. La strada è assurda. Di una pericolosità inaudita. Ora quella strada è famosa perchè hanno fatto dei video sulla strada più pericolosa del mondo, in TV.
I panorami sono mozzafiato. Il sedile pure.

Il bello è che in India quando pensi che peggio non possa andare,sei lontano , lontano….

Il bus, nei pochi tratti in cui raggiunge i trenta all’ora, sobbalza in maniera che non è descrivibile. Noi nell’utlima fila ci stacchiamo ogni volta dal sedile, voliamo verso l’alto, a volte sbattiamo sul soffitto del bus,e ripiombiamo giù, prendendo un colpo formidabile nei reni, dalla palanca che ci fa da poggiaschiena. Dopo cinquecento colpi il dolore è insopportabile. Sto in piedi qualche ora, compenso con le gambe e distendendo le braccia respingo il soffitto. Due giorni così. L’arrivo a Leh è comunque emozionante. E’ bellissima. Solare. Arida. Non c’entra niente con India e Kashmir che abbiamo visto.
Tibetani. Buddisti. Occhi a mandorla.
Costumi che sembrano degli indios che ho visto in Sud america.

Siamo non stanchi: trinciati

La Lonely Planet ci consiglia la “Old Ladack Guest House”, camminiamo, poi chiediamo, a un signore alto, abiti dimessi ma distinto.
Ci accompagna. a piedi, lentamente, Leh è a 3500 metri slm. non ci si può affrettare, il fiato sparisce in 3 passi.
La old ladack è chiusa o piena, non ricordo.
Chiediamo dove potremmo andare. .A quel punto siamo quattro, abbiamo fatto amicizia con una coppia di ragazzi olandesi, splendidi compagni di sventura sul bus. Rimarremo amici per anni.
“Anch’io ho una guest house, se volete onorarmi” (ma non ce l’aveva detto, noi avevamo chiesto altro).
La signorilità dei Tibetani è imbarazzante !
Ci accompagna nella sua umile ma dignitosissima dimora.
E’ un super signore, gentilissimo.

Ci invita, se vogliamo, a cena, a pagamento: cena completa tibetana, se ben ricordo 1000 lire per uno.
Specie di ravioli, burro di yack emulsionato nel the in un lungo mortaio di legno, ecc
Nella più bella cucina che io abbia mai visto.
La moglie ha i modi di una regina.
Sono commosso, a un dito dal cielo.
Abbiamo attraversato l’inferno, ma siamo in paradiso.
Questi sono angeli…..img144 img142 img127 img129 img128

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