Il cibo

Attualmente il cibo che consumiamo è prodotto chissà dove.
Lontano.
La frutta ci arriva tutta, tutto l’anno, dai tropici, dall’Africa, dal Sudamerica, dall’Asia.
Le farine per la pasta e il pane dalle pianure canadesi, americane.
Il cibo trascorre mesi e mesi in nave, sui treni, poi sui camion.
Le noci e la frutta secca dall’Africa.
Addirittura i pomodori e le conserve dalla Cina.
Non ci arriva fresco, non ci arriva buono, ma se non dovesse arrivare saremmo subito in un bel guaio.
Abbiamo disimparato a procurarci quello che ci serve, e ora dipendiamo dai capricci del prezzo del petrolio pur non essendo macchine.
Siamo ingranaggi terminali di un meccanismo di cui non controlliamo nulla, ma subiamo tutto.
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Aumentare la Resilienza di un territorio, di una comunità.
Cioè la sua capacità di resistere e adattarsi positivamente ai cambiamenti in corso.
La comunità:
Quindi iniziando dal cibo, la si vorrebbe piano piano rendere sempre meno dipendente dalla normale distribuzione di questa componente essenziale alla sopravvivenza.

Quindi conferenze e laboratori per la produzione di cibo sul territorio: orti sinergici, semenzai, studi per ulteriori implementazioni della produzione di cibo.

Stiamo frabbricando serre e semenzai, prendendo terreni in comodato d’uso, sia per gli ortaggi che per i cereali: ci faremo il pane e la pasta da soli con grani antichi, a bassa resa, ma salutari e buonissimi.

Per i membri dell’associazione, per i vicini, per chi ha bisogno.

www.resilienze.info

 

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