Barboni

C’è gente che vive nelle grotte di Monte Antenne.
Io andrei a cercarli e le libererei.
Così come il lungotevere.
E le vecchie fabbriche, e i grandi magazzini dismessi.
E gli accampamenti sotto Ie tangenziali.
Le microtendopoli negli svincoli delle autostrade.

Ma il mio motto, il NOSTRO MOTTO ERA, nessuno rimarrà indietro. Non “nessuno turberà il nostro decoro”.

La motivazione deve essere quella, anche se la finalità operativa potrebbe sembrar la stessa.

Quando io vedo gente che vive per strada penso: “poveretti, pensa che brutto non saper dove andare”.
L’ho sempre pensato. Lo scrivevo in ogni dove. Ho rischiato i “fuori tema” a scuola per questo: lo scrivevo anche quando non c’entrava niente.

Quando io vedo gente per strada sui cartoni, o in tende improvvisate, non penso :”che brutto, il decoro che fine farà” – penso “dove andranno ?”.

Poi, che sia anche brutto, e che sia assurdo che una società per altri versi opulenta che fa dello spreco un abitudine, non pensi a sistemarli ai fini del pubblico decoro, si penso anche quello, ma molto dopo.

Le mie parole sacre sono solidarietà.
Sono “umanità”.

Li su quei cartoni, potremmo esserci noi.
Noi non siamo meglio.
E loro non sono nè oggetti malposti, nè escrementi di una società diarroica: sono esseri umani, sono anime.

E dobbiamo rimanerlo anche noi.
Se di decoro si parla, mi interessa quello della mia anima.

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